The Good Choice | Nr. 6 | febbraio 2025
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Oggi facciamo per la prima volta una cosa che vorrei fare periodicamente su questa newsletter: dare la parola a un ospite.
Andrea Mina è un bassista e un insegnante di musica (in quale ordine, chiedetelo a lui). Qualche settimana fa ha pubblicato sul suo Substack questo articolo su Salieri e sul racconto di Salieri che, oltre ad essere un bellissimo articolo, è un bellissimo esempio di quella che Daniel Kahneman descrive come Fallacia della Narrazione: la tendenza della mente ad appiccicarsi ad una bella narrazione coerente come una mosca ad una carta moschicida. Quanto spesso la nostra visione del mondo – e le nostre decisioni – sono storpiate dal potere di “un racconto che funziona”?
La parola ad Andrea che ci racconta un potente esempio storico-musicale di questa trappola cognitiva.
Due secoli dopo Salieri
di Andrea Mina
Quando ero bambino, tra i CD che avevo a casa c’era un disco di Antonio Salieri, probabilmente un’edizione Deutsche Grammophon, un’etichetta prestigiosa che si associa istintivamente a qualcosa di serio e autorevole.
Ricordo di averlo ascoltato, ma non ricordo quasi nulla della musica: se mi fosse piaciuta, se mi avesse annoiato, se mi fosse rimasta addosso.
Molti anni dopo vidi il film Amadeus (1984), e quello stesso Salieri che io associavo a un’orchestra importante, a una storia altrettanto importante, veniva dipinto come un vecchio livoroso, privo di talento, ossessionato da Wolfgang Amadeus Mozart al punto di sabotarlo.
Quella rappresentazione mi lasciò con una tale perplessità che andai a rivedere la storia e capii che si trattava di un falso storico. Mi chiesi come fosse possibile che una figura celebrata e rispettata potesse diventare, secoli dopo, il bersaglio di una caricatura così grottesca. Fu allora che mi resi conto che, per far funzionare una narrazione, è possibile riscrivere una storia, ridicolizzare un artista, ucciderne una reputazione e denigrarne l’eredità.
Di recente ho letto di una nuova serie televisiva che torna ancora sulla vita di Mozart. Ho pensato che forse, questa volta, avrebbe restituito dignità a una figura che l’immaginario collettivo ha ormai introiettato come negativa. Invece pare accada ancora una volta l’opposto: la serie riprende e rafforza i cliché del conflitto, arrivando a suggerire intrighi e responsabilità criminali di Salieri. La drammatizzazione insiste sulla leggenda dell’avvelenamento e del sabotaggio, riproducendo lo stesso impianto narrativo che ha reso popolare Amadeus.
La realtà, invece, è che non esistono fonti storiche solide che sostengano una contrapposizione Salieri–Mozart nel senso in cui la intende Amadeus. Esiste piuttosto una tradizione letteraria che ha trasformato una relazione complessa in un dramma morale. La sua radice più influente è la breve opera teatrale Mozart e Salieri (1830) di Alexander Pushkin, in cui Salieri viene rappresentato come divorato dall’invidia fino al delitto. Da lì il mito passa all’opera Mozart e Salieri di Nikolai Rimsky-Korsakov (1897), poi al teatro novecentesco e infine al cinema, uno stratagemma narrativo di enorme efficacia, già pienamente attivo nell’Ottocento.
Anche di recente, durante il periodo del Covid, circolò molto un video in cui Jacob Collier dialogava con Chris Martin. A un certo punto Martin dice, sorridendo, di sentirsi “come Salieri davanti a Mozart”, un modo per dire sentirsi mediocri di fronte a un genio. Si tratta ovviamente di una battuta, ma è la prova lampante di quanto quella caricatura sia ormai diventata linguaggio comune, un riflesso automatico, una metafora pronta all’uso. Ancora oggi dire “Salieri” significa fare riferimento ad un talento minore, mediocre, frustrato, nonostante questo non abbia nulla a che vedere con la storia.
Chi era allora Salieri?
Nato a Legnago nel 1750 e morto a Vienna nel 1825, fu una figura centrale della vita musicale viennese. Divenne Kapellmeister imperiale nel 1788, godette di grande successo in vita e le sue opere furono rappresentate in tutta Europa. Tra i suoi allievi figurano Ludwig van Beethoven, Franz Schubert e Franz Liszt, nonché Franz Xaver Mozart, figlio di Wolfgang, un dato che da solo smentisce l’idea di un’ostilità radicale e personale nei confronti di Mozart.
Salieri non fu un compositore mediocre o marginale, ma una figura al centro delle istituzioni musicali del suo tempo. Fu inoltre tra coloro che favorirono l’arrivo di Mozart a Vienna e ne sostennero l’inserimento nell’ambiente musicale cittadino, riconoscendone il talento e il valore.
Negli ultimi anni della sua vita circolarono voci su un possibile declino cognitivo, una fragilità documentata ma mal definita e comunque successiva di molti anni alla morte di Mozart. Anche questo elemento è stato spesso inglobato e deformato dalla leggenda.
Riabilitare Salieri non significa togliere nulla a Mozart. Significa rimettere al centro la verità storica e restituire dignità a una delle figure più importanti e influenti della musica europea. Significa, soprattutto, riconoscere quanto facilmente preferiamo un racconto che funziona alla verità.
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