Decidere in condizioni di incertezza: come “La Grazia” di Sorrentino spiega il dilemma della scelta

la grazia sorrentino

La locandina del film


“Sostenere il dubbio è un lavoro più duro che cedere alla certezza.”
DANIEL KAHNEMAN

Le decisioni fanno parte della vita di tutti noi. Alcune sono quotidiane e più rapide, spesso istintive, come scegliere come vestirsi o se andare a lavoro in auto o con i mezzi. Altre sono più impattanti perché generalmente più ponderate, come valutare l’assicurazione per l’auto o scegliere se trasferirsi all’estero. Tutte queste decisioni, seppur diverse, hanno un punto in comune: sono prese in contesti di incertezza. Possiamo uscire con l’ombrello ma non avere la certezza che pioverà , possiamo comprare casa vicino all’ufficio ma non sappiamo se nei prossimi anni cambieremo lavoro. Persino le decisioni più importanti vengono prese con un grado di conoscenza limitato e con un margine di incertezza perché non possiamo sapere tutto, valutare tutto.
 
Il nuovo film “La Grazia” di Paolo Sorrentino esprime bene questa condizione. Mariano De Santis, protagonista nel ruolo di Presidente della Repubblica, si ritrova negli ultimi mesi del suo mandato a valutare questioni importanti per il paese su argomenti controversi, come concedere la grazia a due detenuti e firmare una legge sull’eutanasia. De Santis è un uomo colto, conosce bene il diritto penale e ha una lunga esperienza alle spalle.
 
Eppure lo vediamo rimandare la decisione, tentare di delegarla al proprio team legale o alla figlia Dorotea, e poi soffrire quando i dossier tornano sulla sua scrivania.
 
De Santis si strugge, ha molti dati e carte ma non può prevedere tutte le variabili. È un uomo che si trova di fronte a scelte difficili, decisioni che non deve prendere solo per se stesso ma per tutti i cittadini. Il film dimostra come anche una delle più alte cariche dello Stato, abituata a prendere decisioni di un certo peso, si ritrova perso nell’incertezza. Alla fine De Santis compie una scelta e, in una delle scene finali, durante una telefonata, alla domanda “come hai deciso?” lui risponde “nel dubbio”.
 
Paradossalmente, la soluzione per la sua crisi è accettare che non vi è modo di raggiungere una verità assoluta, per cui non resta che smettere di cercarla per crogiolarsi nell’incertezza. “La Grazia” dunque non è altro che un’esaltazione del dubbio, ciò che il protagonista ha sempre rifuggito e da cui ora è invece tormentato.
 
La scena funziona perché racconta una verità comune. In politica come nella vita privata, un margine di incertezza resta sempre, e non tutto si risolve con statistiche e pareri tecnici.
 
La risposta di De Santis “nel dubbio” è credibile e umana. Non è una resa, è un modo per chiudere un processo che non può diventare certo al 100%. In questi casi contano molto anche i valori: ciò che una persona considera giusto, ciò che è disposto a sacrificare, ciò che teme. Valori e identità diventano parte della decisione, perché colmano lo spazio che i dati non riescono a coprire.
 
Se vogliamo portare questa lezione fuori dal cinema, la domanda utile non è “come faccio a eliminare l’incertezza”, perché spesso è impossibile. La domanda diventa “che cosa mi serve per decidere bene anche in presenza di incertezza”.
Di solito serve ridurre il rumore informativo, chiarire i criteri prima di guardare le opzioni, separare ciò che è misurabile da ciò che è una preferenza, imparare a distinguere le diverse componenti presenti in ogni decisione e affrontarle con le tecniche più appropriate.

Mariano De Santis ci ricorda che siamo umani, a bagno nell’incertezza.