La mucca non può smettere di essere una mucca.

The Good Choice | Nr. 1 | dicembre 2025

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C’è un’immagine che mi torna in mente in questi giorni. L’ho vista poco tempo fa, nel periodo della transumanza, quando anche dalle mie parti le mandrie di mucche sono tornate giù dagli alpeggi. 
L’immagine è quella di una mucca che pascola su un prato, accanto a una strada trafficata. Le auto passano rumorosamente, sfrecciano a pochi metri da lei. E lei… niente. Indifferente. Mentre bruca, si ferma, solleva appena la testa, ruota leggermente le orecchie. Non guarda le macchine. Le ignora. Non perché non le veda, ma perché per lei non sono rilevanti. Poi si sposta di qualche passo e sceglie con attenzione una nuova chiazza d’erba, distinguendo senza esitazione i ciuffi più saporiti da quelli meno prelibati.

Mi ha colpito questa immagine, perché ci ricorda una cosa semplice, ma profonda: una mucca non può smettere di essere una mucca.

Non può cambiare il modo in cui percepisce il mondo. Non può decidere di iniziare a interessarsi alla segnaletica stradale, o ai tassi di interesse. È orientata a cogliere ciò che ha valore adattivo per lei. Il suo sistema percettivo ed esperienziale è frutto di un processo selettivo: la natura ha favorito, generazione dopo generazione, quelle variazioni che le permettevano di distinguere meglio le erbe, di riconoscere segnali di pericolo, di interagire con il proprio branco. Non ha senso giudicare la mucca distratta, o miope, o limitata. Ha senso, semmai, riconoscerne l’efficienza entro il proprio ambiente ecologico.

E noi?

Anche noi non possiamo smettere di essere umani. Il nostro modo di percepire e ragionare non è neutro. È modellato da quello stesso processo evolutivo. Abbiamo organi di senso specifici, strutture cerebrali selezionate nel tempo, predisposizioni a notare certe cose più di altre. Siamo portati, ad esempio, a cogliere pattern, a cercare significati anche dove non ce ne sono, a classificare rapidamente gli stimoli in categorie. È ciò che ci permette di muoverci con efficacia nel mondo. Ma è anche ciò che introduce delle regolarità sistematiche nei nostri errori: i cosiddetti bias cognitivi.

Non si tratta di difetti, nel senso comune del termine. Sono scorciatoie, euristiche, che funzionano molto bene in molti contesti. Come la mucca distingue l’erba, noi distinguiamo volti, emozioni, intenzioni, segnali sociali. Ma, allo stesso tempo, tendiamo a sovrastimare certe probabilità (Base Rate Neglect), a ricordare meglio ciò che ci colpisce emotivamente (Euristica di Disponibilità), a cercare conferme più che smentite (Confirmation Bias). Anche questo fa parte del nostro modo di essere animali umani.

E tuttavia, c’è un elemento che ci rende particolari. Non un tratto “superiore”, non una fuga dalla natura, ma un’estensione della nostra capacità di adattamento: la tecnologia del pensiero scientifico.

Il metodo scientifico — e più in generale, le pratiche riflessive, logiche, collaborative — non cancellano i nostri limiti. Ma li mettono in prospettiva. Li osservano, li misurano, li aggirano quando serve. Ci permettono di costruire strumenti che vanno oltre ciò che possiamo vedere, intuire, ricordare. La razionalità, in questo senso, non è una dote individuale, ma un’infrastruttura collettiva: fatta di linguaggi condivisi, metodi di verifica, dubbio sistematico.

Non possiamo smettere di essere umani, come la mucca non può smettere di essere una mucca. Ma possiamo costruire, attorno ai nostri limiti, un contesto che li riconosca e li trasformi in risorse. 

È questo il nostro vero punto di forza evolutivo e passa attraverso una conoscenza scientifica delle nostre decisioni e dei nostri comportamenti. Quella che cerchiamo di alimentare con i progetti di Decision Academy.

In questa newsletter useremo spesso storie come questa, con un obiettivo: capire come funzionano davvero le nostre decisioni e cosa possiamo cambiare, nei contesti in cui viviamo e lavoriamo, per migliorarle.

Se queste riflessioni ti sono utili, questa newsletter farà il possibile per continuare a esserlo.


A presto,

Francesco

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