La strada non presa

The Good Choice | Nr. 7 | marzo 2025

Una famosissima poesia di inizio secolo di Robert Lee Frost, uno dei più celebri poeti americani, si apre così:

Two roads diverged in a yellow wood, / And sorry I could not travel both / And be one traveler, long I stood / And looked down one as far as I could

(traduzione mia: Due strade si dividevano in un bosco giallo, / e mi dispiaceva di non poterle percorrere entrambe / essendo un solo viaggiatore; rimasi fermo a lungo / a guardare lungo una di esse fin dove potevo.)

La poesia si intitola “The Road Not Taken”, “La strada non presa”.

È una poesia che parla di decisioni in modo molto sottile – magari ci torneremo in futuro. Un aspetto è subito evidente: parla di alternative. Due strade che divergono, due possibilità. Siamo in un tipico contesto economico, un contesto di scarsità di risorse. Le strade non sono infinite, sono due. In un contesto simile si generano inevitabilmente delle alternative: se prendo una strada, non prendo l’altra.

In un contesto con risorse scarse dobbiamo prendere una decisione, scegliere una strada, e questo, per un essere umano, pone un problema. Il problema è mentale: se prenderò una strada la percorrerò e la conoscerò, ma a quel punto ignorerò com’è l’altra strada, che va in un’altra direzione e che non ho percorso. Era meglio o peggio? Quale scelta avrei dovuto compiere? Il mio campo decisionale si sbilancia: conosco molto della scelta che ho fatto e nulla di quella che ho scartato.

Quella descritta dalla poesia è una situazione in qualche modo malinconica e tipica della nostra vita. Sono tante le strade che non abbiamo preso e che non sappiamo come sarebbero state. È un problema da senno di poi, una riflessione che, in fondo, è tra l’ozioso e il filosofico.

C’è però un risvolto più vivo e problematico, che ha sempre a che fare con le alternative. Riguarda quelle situazioni in cui prima di scegliere una strada abbiamo delle informazioni asimmetriche: da una strada sappiamo cosa aspettarci, dall’altra no.

Frédéric Bastiat, un abile divulgatore economico, nel 1850 ha formulato un esempio che spiega molto bene questo tipo di problema, l’esempio della finestra rotta:

Un ragazzo lancia un sasso e rompe la vetrina di un negozio. Il vetraio viene chiamato a sostituirla e guadagna per il proprio lavoro. Il ragazzo, con il suo gesto da teppista, ha quindi generato valore economico?

Questa situazione, così descritta, sembra un paradosso – fino a che non ci chiediamo che cosa non stiamo vedendo. Il commerciante che paga il vetraio per sostituire la finestra, spendendo i propri soldi in questo modo, sta rinunciando a spenderli altrove: ad esempio, non sta facendo investimenti in pubblicità per la crescita della propria attività commerciale, oppure per l’acquisto di nuove merci. Queste sono opportunità mancate.

Il lato umano che questo paradosso vuole evidenziare è che la nostra mente tende a dare poco peso a ciò che non vede e troppo peso a ciò che vede. Detta in termini più tecnici, è una combinazione di quella che chiamiamo Euristica di Disponibilità e Visione Interna: abbiamo molto in mente ciò che è avvenuto recentemente e ci ha colpiti emotivamente, ciò che è ben percepibile, visibile, raccontato, su cui abbiamo notizie. E tendiamo sistematicamente a dare più importanza, nel prendere le decisioni, a queste conoscenze. Abbiamo poco in mente le alternative, le opzioni che non conosciamo, su cui non abbiamo dati, informazioni, racconti. E le nostre decisioni risentono di questo sbilanciamento cognitivo.

In Economia e in Scienze delle Decisioni si parla, in questi casi, di Costo-opportunità: è ciò a cui rinunciamo quando scegliamo una strada anziché l’altra. L’opportunità mancata, che accantoniamo perché non le diamo abbastanza peso, e che però è a tutti gli effetti un costo della nostra scelta.

Faccio due esempi concreti per capirci, esempi apparentemente molto diversi fra loro ma che riguardano entrambi il costo-opportunità e l’asimmetria nel campo decisionale.

Molti di noi hanno scelto di frequentare un’università e studiare per cinque anni. In quegli anni avremmo potuto lavorare e avremmo potutoguadagnare – stimo – 30k euro all’anno. Il costo-opportunità di studiare non è quindi soltanto la retta universitaria: sono 150k euro di stipendio non guadagnato.

Secondo esempio, una polemica locale. Nella cittadina in cui vivo, ogni anno, per tre settimane, il principale e ampio parcheggio cittadino, posto vicino al centro e alla stazione, viene occupato da un luna park. Il luna park attira gente e genera un indotto per il commercio locale. Al tempo stesso, riduce moltissimo la possibilità di parcheggiare e quindi allontana tante persone, che per tre settimane si tengono il più possibile alla larga dal centro. Tanti di noi cittadini si chiedono: qual è il costo-opportunità di questa scelta? Quanti introiti economici stanno perdendo i commercianti per la mancanza di parcheggio? Quante persone rinunciano a prendere il treno e rimandano opportunità di lavoro o di svago per la mancanza di parcheggio?

In tutti e due gli esempi c’è un’asimmetria tra ciò che vediamo, conosciamo, su cui abbiamo esperienza e informazioni, e le possibili alternative: su quelle siamo ciechi fin dall’inizio. Il campo decisionale è quindi asimmetrico, squilibrato.

Per riequilibrare il campo decisionale dovremmo considerare le opportunità non visibili. È uno sforzo mentale: ci richiede di andare a cercare dati e informazioni, formulare ipotesi, calcolare probabilità. Ma è uno sforzo che può ribilanciare il nostro campo decisionale e, in ultima analisi, ridurre il costo(-opportunità) di una scelta.

Buone decisioni,

Francesco